C’era una volta a Nollywood

Una troupe cinematografica nigeriana durante le riprese

C’era una volta a Nollywood

Nollywood, l’industria cinematografica e televisiva nigeriana, è la seconda al mondo per numero di produzioni, subito dopo l’indiana Bollywood. È un ramo che si è sviluppato a grande velocità dagli anni Novanta in poi. Oggi il settore dell’intrattenimento corrisponde al 2,3 per cento del prodotto interno lordo dell’economia più popolosa dell’Africa, ossia poco meno di 700 milioni di dollari. 

Tuttavia, il budget medio di produzione è piuttosto basso: tra i 15'000 e i 75'000 dollari. Lo scopo è spesso quello di portare a termine i film in modo veloce e di conseguire un utile altrettanto rapido. Ci sono però anche produzioni che reggono egregiamente il confronto internazionale, come dimostra il film – nominato agli Oscar ma poi rifiutato perché contenente troppe parti in lingua inglese – Lionheart.

Ciononostante, finora il cinema della Nigeria non ha attirato molta attenzione al di fuori dal continente africano. Le cose sembrano tuttavia stare per cambiare. In luglio, la rete televisiva francese Canal Plus ha annunciato la sua acquisizione dei più importanti studi cinematografici nigeriani. I ROK Studios producono non solo la serie TV Husbands of Lagos, ma anche altre ventiquattro serie televisive e circa 540 film. 

Sono cifre incredibili per quella che è una startup diretta dalla trentaquattrenne Mary Njoku. E un numero crescente di film nigeriani viene diffuso da piattaforme di streaming come Netflix e Amazon Prime. È una bella notizia, ma non mancano le critiche sulla qualità delle produzioni. Recente quella espressa dall’attore nigeriano Bobby Obodo, che in un tweet ha scritto: «La maggior parte dei nostri film su Netflix sono quasi inguardabili. Abbiamo l’opportunità di mostrare #Nollywood al resto del mondo e la sprechiamo in questo modo!»

Nonostante questi dubbi, l’interesse nei confronti del cinema nigeriano cresce. Anche la Cina entra nel business: stando alla stampa, il gruppo cinese Huahua Media ha deciso di investire nel settore. Dopo aver partecipato al finanziamento di blockbuster americani come Transformers - L’ultimo cavaliere e Star Trek Beyond, ora coproduce la commedia nigeriana 30 Days in China

Per il momento i produttori non sembrano temere la censura delle autorità cinesi: i professionisti nigeriani si sfregano le mani al pensiero del potenziale commerciale dell’operazione. Moses Babatope, dell’azienda di produzione cinematografica nigeriana FilmOne Entertainment, ha affermato in un’intervista alla CNN: «Stiamo attirando l’attenzione del redditizio mercato cinese. Questo ci consente di superare vari ostacoli in un colpo solo e ci dà accesso a un mercato esistente già maturo».

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