…e un po’ d’acqua

Foto di una Farm from a Box e, in secondo piano, terra coltivata

…e un po’ d’acqua

Da fuori assomiglia a un normalissimo container per il trasporto navale, uno di quelli che partono dalla Cina o da altri luoghi e portano nel mondo tonnellate di televisori, pezzi di motore o gli ultimi modelli di scarpe da ginnastica. Ma il container della startup Farm from a Box è uno scrigno delle meraviglie.

Dotato di un ingegnoso sistema di irrigazione a goccia, pannelli solari, raccolta dell’acqua piovana, cella frigorifera e persino di connessione wi-fi, consente di trasformare in un’oasi verdeggiante fino a due ettari (circa 2,8 campi di calcio) di terreno inutilizzato. Un’app consente di tenere tutto sotto controllo anche a distanza. Per cominciare ci vuole soltanto un po’ d’acqua.

Ai fondatori della startup l’idea è venuta quando nel 2013 avevano voluto usare i container per costruire un centro giovanile in Kenya. Si erano quindi accorti che l’accesso ad alimenti sani era un problema. Ciò li ha spinti a fare qualcosa per migliorare la produzione locale di cibo, sempre con l’uso dei container.

Prima del lancio di una campagna di crowdfunding internazionale e dell’installazione in settembre della prima box di produzione propria in Tanzania, è tuttavia stato necessario dimostrare che l’idea era praticabile. Si è quindi testato il sistema a West Sacramento, California, per produrre cibo per quaranta profughi dal Bhutan, dal Nepal e dall’Iraq.

Gli inesperti contadini sono riusciti a produrre ortaggi in grande stile e hanno addirittura potuto vendere il surplus al mercato locale, il che ha creato opportunità di scambio con la popolazione, permettendo di compiere un passo verso l’integrazione sociale.

Il container multifunzionale necessita soltanto della corrente dei propri pannelli fotovoltaici e pompa direttamente l’acqua piovana raccolta verso i due ettari coltivati. In tal modo è possibile produrre cibo a sufficienza per 150 persone in un anno. Chi volesse dotarsi di una Farm from a Box, deve contare su una spesa di circa 55'000 dollari. Coltivando con questo sistema, si partecipa anche al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

Foto di una bottiglia di PET in un tetto di lamiera ondulata

Le bottiglie in PET raggiungono l’illuminazione

L’idea è semplice: una bottiglia in PET trasparente riempita d’acqua, un po’ di candeggina, un buco nel soffitto e luce naturale. Il risultato è una lampada senza alcun consumo di elettricità.