L’esercito verde

Motivo mimetico

L’esercito verde

Nel 2050, la Svizzera dovrebbe avere un bilancio pari a zero in termini di emissioni di gas serra. È un obiettivo stabilito dal Consiglio federale nel 2019. All’inizio di quest’anno è stata approvata la rispettiva «Strategia climatica a lungo termine» della Confederazione. 

Evidentemente l’obiettivo vale anche per l’esercito. Ma in che modo? Con munizioni biodegradabili? Aerei militari a propulsione solare? Sembra che molte emissioni di CO2 siano provocate, stando alla consigliera federale Viola Amherd, capa del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) e quindi anche dell’esercito, dalla mobilità e dagli edifici militari. 

Si pensi agli innumerevoli veicoli che ogni giorno transitano nel paese, anche se sulle strade ne vediamo solo una minima parte. Si pensi anche alle caserme e agli altri impianti militari distribuiti su tutto il territorio. Sono previsti diversi provvedimenti per rendere tutto ciò più sostenibile. 

Tutti i sistemi di riscaldamento a nafta andranno sostituiti da impianti alternativi e le facciate e tetti adeguati verranno tutti (!) coperti da pannelli fotovoltaici, così da migliorare il bilancio di CO2. Per quanto riguarda i veicoli, il DDPS punta sui motori elettrici e sui carburanti puliti.

Modernizzare tutta la flotta e gli immobili costerà. Entro il 2030 sono programmati interventi per circa 650 milioni di franchi. Sono un sacco di soldi e, come sempre quando si tratta di finanziamenti per l’esercito, potrebbe esserci molta resistenza da parte della politica e della popolazione.

I responsabili tranquillizzano: numerosi acquisti e lavori di rinnovo erano comunque già previsti. Si tratta quindi solo di prestare maggiore attenzione agli aspetti ambientali. C’è anche un effetto collaterale positivo: con questi provvedimenti l’esercito si renderebbe più indipendente dai fornitori di energia esteri, il che, secondo Amherd, è chiaramente desiderabile nell’ambito della difesa del paese.

Stiamo forse assistendo a una virata ecologista delle forze armate dettata dalla moda, com’è accaduto ultimamente con vari partiti politici e molte aziende? Non proprio: con il programma Natura, paesaggio e forze armate l’esercito ha cominciato già 20 anni fa, quando era ancora consigliere federale Adolf Ogi, a rendere la protezione della patria più compatibile con la tutela della natura e del paesaggio. E bisogna ammettere che l’esercito ha fornito un importante contributo alla salvaguardia della biodiversità in Svizzera. 

L’impegno dell’esercito sembra quindi essere sincero e a lungo termine. Chissà, forse un giorno arriveranno davvero anche le munizioni biodegradabili e gli aerei a propulsione solare. 

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Sul podio a forza di cavalli

Il club sportivo più ricco del mondo non ha niente a che vedere con il pallone. Se i suoi affari girano così bene è grazie ai cavalli.