Quanto costa veramente leggere nel pensiero?

Foto di profilo della testa di una ragazza con un casco di Emotiv per la lettura dell’attività cerebrale

Quanto costa veramente leggere nel pensiero?

È il sogno dell’industria della pubblicità: creare messaggi e stimoli su misura per ciascun cliente. Prendiamo un esempio fittizio dal futuro prossimo: dopo l’allenamento di pallavolo, a Maria talvolta viene voglia di cioccolato, una voglia che di solito riesce a reprimere. Tornando a casa la sera dalla palestra, passa davanti a varie bacheche pubblicitarie luminose, alcune delle quali sono «intelligenti».

I loro sensori riconoscono le caratteristiche fisiognomiche di Maria sulla base delle foto che ha postato su Facebook e vanno a pescare i dati disponibili che la riguardano. Il sistema può così riconoscere che Maria di tanto in tanto compra cioccolato e che lo fa di sera. La bacheca pubblicitaria consulta quindi la banca dati degli attuali annunci pubblicitari. Trova pubblicità di due produttori di cioccolato e sceglie di mostrare a Maria quella del produttore che offre il prezzo più alto.     

Per la maggior parte di noi, si tratta di uno scenario spaventoso. Eppure, sui social media le cose funzionano in parte già oggi a quel modo. Sulla base degli interessi che affermo di avere, delle mie ricerche frequenti e delle mie abitudini in rete, ricevo determinate offerte pubblicitarie. Funziona, perché partecipiamo tutti. Anche leggere nel pensiero funziona soltanto se mettiamo a disposizione i nostri dati e più precisamente quelli sulla nostra attività cerebrale.

Gli imprenditori Tan Le e Geoff Mackellar, che attraverso la loro società Emotiv propongono quelli che potremmo definire dispositivi per la lettura del cervello per uso domestico, non si considerano alleati dell’industria pubblicitaria. Intendono usare la loro applicazione neurotecnologica per meglio capire il funzionamento del cervello e questo soprattutto a beneficio dell’individuo, ossia dell’utente.

Il loro leggero casco munito di sensori come quelli di un elettroencefalogramma costa circa 800 franchi e consente di controllare oggetti, per esempio droni, con il pensiero. L’aspetto più radicale è però che le reazioni emotive possono ostacolare le nostre prestazioni. Misurando la propria attività cerebrale e imparando a capirla, è possibile rendersi conto di quando queste reazioni si verificano e quindi di gestirle meglio. Di conseguenza, ci si potrebbe anche allenare con tecniche di miglioramento personale per calmare il cervello nelle situazioni di stress.

In un futuro neanche troppo lontano, potrebbe essere possibile scambiarsi pensieri grazie a simili applicazioni ossia attraverso impulsi elettrici. Ne scaturirebbe una nuova forma di comunicazione interpersonale. Rimarrebbe da vedere che accadrebbe con la millenaria cultura della comunicazione verbale…

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