Quanto costa veramente una centrale nucleare?

Vista su un’ampia vallata con una centrale nucleare

Quanto costa veramente una centrale nucleare?

Che sia detto subito: il progetto di una nuova centrale nucleare a Mühleberg presso Berna sarebbe costato otto miliardi di franchi. È una stima del 2011. Dopo la catastrofe di Fukushima, le esigenze in materia di sicurezza in questo ambito sono aumentare drasticamente. Oggi, il costo potrebbe quindi essere anche raddoppiato. Ma in ogni caso l’idea di una nuova centrale è stata abbandonata con l’avvio dell’uscita graduale dall’atomo.

In Germania, l’ultimo impianto nucleare dovrebbe chiudere nel 2022, in Belgio nel 2025, mentre in Francia – che finora si è approvvigionata di energia elettrica principalmente grazie al nucleare – è prevista la chiusura di circa un quarto delle centrali nei prossimi dieci anni. In Svizzera ce la prendiamo con comodo, dandoci tempo fino al 2050.  

Il motivo di questa procrastinazione è che si desidera assicurare l’approvvigionamento energetico e la stabilità dei prezzi dell’elettricità. Il governo è dell’opinione che le energie rinnovabili non saranno in grado di coprire il fabbisogno a breve o medio termine e soprattutto non a un prezzo accettabile per la popolazione e l’industria.

Nei paesi industrializzati, diamo per scontato che la corrente esca dalle prese e che abbia un prezzo più che accessibile, ma ciò è dovuto anche all’apporto del nucleare. Sistemi fiscali efficaci generano entrate ingenti e piuttosto costanti per le casse statali, che possono così sostenere la transizione energetica. I costi per costruire da zero l’infrastruttura necessaria – per esempio i parchi eolici – non sono da poco.

In Africa, dove vige una scarsità cronica di energia elettrica, anche quando si tratta di paesi sviluppati come il Sudafrica, ci vogliono invece soluzioni rapide ed economiche. I progetti basati su fonti rinnovabili sono costosi e l’effetto risparmio è tangibile solo molto tempo dopo che si è investito in essi. Sole, vento e acqua generano costi fissi e d’esercizio ridotti, ma l’energia non può essere prodotta su comando e non è (per ora) possibile immagazzinarla in grandi quantità per garantire il fabbisogno stagionale.

Eppure, i bambini delle baraccopoli hanno bisogno di luce per fare i compiti anche nelle giornate con poco sole e poco vento. Per gli ospedali e le fabbriche è fondamentale disporre di un flusso costante e consistente di elettricità per funzionare in modo efficace. Inoltre, anche le energie rinnovabili presentano aspetti negativi. Una diga idroelettrica può avere conseguenze critiche per l’approvvigionamento di acqua di intere regioni. Questo è perlomeno quanto crede Bill Gates.

La sua azienda TerraPower vuole quindi trovare soluzioni alternative in ambito nucleare, ossia nuovi reattori che potrebbero entrare in funzione già nel corso degli anni Venti e che costerebbero una frazione delle centrali nucleari odierne, sia nella fase di costruzione sia in quella d’esercizio. Si tratterebbe di impianti compatti a circuito chiuso che funzionerebbero senza il pericoloso arricchimento dell’uranio e che, situate sotto terra, produrrebbero energia per un secolo intero. Il problema mai risolto delle scorie radioattive potrebbe essere ridotto dell’80 per cento.  

Immagine della bandiera di Trash Isles

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