Un mondo in cui tutto è regalato

Foto di un potlatch con persone che ballano e cantano

Un mondo in cui tutto è regalato

A chi sottoscrive un abbonamento combinato internet e tv, il ricevitore viene fornito gratuitamente. Sottoscrivendo un abbonamento di telefonia mobile di più anni, non bisogna più comprare il telefonino. Con simili offerte, le aziende acquisiscono nuovi clienti o fidelizzano quelli che hanno già. Sono offerte che danno a intendere che esistono beni gratuiti.

Quello che accade in realtà è che i clienti pagano tali apparecchi, ma in modo indiretto. Nelle tariffe mensili è infatti compresa la copertura dei costi di produzione e di servizio del router o dello smartphone. In pratica i clienti li pagano a rate sul lungo termine. Quando ci si rende conto di questo trucchetto, ci si scontra con un principio incrollabile dell’economia: niente è gratuito.  

Ciononostante esiste il termine di «economia del dono». Da dove viene? Che significa esattamente? Per evitare di alimentare inutili illusioni, mettiamo subito in chiaro una cosa: di un ordine economico in cui i beni circolano solo attraverso il dono, ossia senza che chi regala si aspetti una contropartita, non esistono tracce documentate nella storia.

L’esempio più chiaro di un’economia del dono è quello di alcune tribù della costa pacifica del nordovest del continente americano. Fino alla fine del XIX secolo, i loro avi praticavano il cosiddetto potlatch, parola che significa più o meno «festa dei doni». Si trattava di un rituale che permetteva di ingraziarsi la propria comunità, altri villaggi e non da ultimo i propri antenati.

La festa consisteva nel consolidare o addirittura migliorare il proprio status offrendo agli ospiti un ricco banchetto e doni. Più i regali erano preziosi, più in alto si veniva collocati nell’ordine sociale, il che significava a sua volta che in quanto ospite di un potlatch successivo si sarebbe saliti di rango e si sarebbe potuto contare su regali più ricchi.

Il sistema garantiva che la ricchezza materiale circolasse e si moltiplicasse in seno alla comunità. Alcune famiglie investivano tutto il loro patrimonio in un potlatch, fiduciose che all’occasione seguente avrebbero ricevuto doni per un valore equivalente a più volte quanto donato. Finché la popolazione cresceva e il sistema incorporava nuovi partecipanti, si poteva in effetti contare su una crescita.

Le malattie e le guerre, di cui furono responsabili i coloni europei, decimarono tuttavia le popolazioni autoctone e così il sistema del potlatch crollò. A un certo punto, i missionari europei – convinti che si trattasse di un’usanza primitiva e incompatibile con il cristianesimo – fecero pressione perché il rituale fosse abolito sia in Canada sia negli Stati Uniti.

Collage di granello di polline, calcolatrici, maialini salvadanaio, vasetti pieni di monetine, banconote da dieci franchi

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