Un mondo, una valuta

Foto: Bandiera Internazionale del Pianeta Terra

Un mondo, una valuta

Se i nostri nonni potevano ancora tranquillamente disinteressarsi di quanto accadeva all’altro capo del mondo, a migliaia di chilometri di distanza, oggi nessuno può più permettersi di essere indifferente su quanto succede al di fuori della propria zona di conforto. L’economia del mondo odierno è infatti strettamente interconnessa.

Per esempio, se in Cina si produce troppo acciaio e che il surplus viene venduto a basso prezzo sui mercati mondiali, crolla anche il prezzo globale. Il settore siderurgico dei paesi industrializzati, dove il costo della vita e quello del lavoro sono molto più alti, non può reggere la concorrenza. Bisogna quindi licenziare in massa o addirittura chiudere baracca.

Scaltri politici nazionalisti estrapolano questi effetti dal loro contesto e li presentano come minacce a senso unico. Il problema è l’apertura dei mercati, di cui approfittano sempre solo gli altri, sostengono. Poi, presentano la loro soluzione: l’economia riprenderebbe a funzionare da sola, se i mercati nazionali fossero protetti e se si rinunciasse ai trattati commerciali internazionali.

I loro avversari favoreggiano invece un’apertura ancora maggiore. Secondo loro, anche se la globalizzazione crea vincitori e perdenti, a lungo termine e in maniera generale staremmo tutti meglio in un mondo liberamente interconnesso. Poiché il processo di globalizzazione sta subendo forti pressioni in tutto il mondo, propongono di renderlo irreversibile introducendo un’unica valuta planetaria.    

I sostenitori di questa unione monetaria mondiale argomentano che si creerebbero reti d’informazione più semplici e quindi più convenienti, poiché le transazioni non dovrebbero più svolgersi su mercati monetari diversi. Semplificando e accorciando i processi transazionali, il numero delle transazioni crescerebbe.

Robert Mundell, laureato del Nobel per l’economia, crede tuttavia che il più grande vantaggio starebbe nel fatto che una valuta planetaria fungerebbe da contratto sociale internazionale. I singoli paesi non potrebbero più avvalersi di manipolazioni monetarie a proprio vantaggio: tutti starebbero sulla stessa barca e condividerebbero la stessa responsabilità.

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